Cos’è l’Osservatorio tecnologico?

L’Osservatorio Tecnologico è stato istituito nel 2000 come servizio di supporto telematico per raccogliere i dati del processo di digitalizzazione delle scuole. A tal fine, sono state effettuate rilevazioni periodiche sulla diffusione delle nuove tecnologie nelle istituzioni scolastiche italiane. Nel 2008, con la formalizzazione del Gruppo di lavoro interministeriale per lo Sviluppo della Cultura Scientifica e Tecnologica, l’indagine ha assunto un rilievo censuario e si è focalizzata sullo stato delle attrezzature e dei laboratori scientifici delle scuole.

Le rilevazioni relative alle dotazioni multimediali della didattica sono state condotte in via sistematica e periodica dal MIUR. Si tratta di rilevazioni cui le scuole (statali e paritarie) aderiscono volontariamente, ma è stato sempre registrato un ottimo tasso di risposta (rispettivamente pari al 97,6% per le scuole statali e al 54,1% per le scuole paritarie).

L’ultima analisi conclusa (relativa all’a.s. 2014/2015) è stata articolata su 3 assi principali:

dematerializzazione dei servizi (siti e portali, comunicazione scuola—famiglia, registro elettronico di classe e del docente, gestione centralizzata dei contenuti didattici multimediali);

dotazione tecnologica dei laboratori e delle biblioteche (connessioni, computer, LIM e proiettori interattivi);

dotazioni tecnologiche delle aule (connessioni, devices fissi e mobili in dotazione a studenti e docenti, LIM e proiettori interattivi).

In analogia con l’indicatore OCSE che monitora la dotazione di pc ed altri device ad uso didattico per studente, anche l’indagine MIUR offre un dato di sintesi che tenta di misurare il grado di digitalizzazione delle istituzioni scolastiche (consentendo anche un raffronto geografico fra le diverse situazioni) rapportando alunni e nuove tecnologie.

Il MIUR sta lavorando a un progetto per rivedere complessivamente la struttura dell’Osservatorio e i diversi campi oggetto delle rilevazioni. Per questo, si veda il capitolo “Accompagnamento”.

ACCESSO, DOTAZIONI TECNOLOGICHE E SPAZI

Sono 326.000 le aule degli oltre 33.000 plessi scolastici “attivi”: il 70% è connessa in Rete in modalità cablata o wireless (ma generalmente con una connessione inadatta alla didattica digitale), il 41,9% è dotata di LIM e il 6,1% di proiettore interattivo.

Sono in totale 65.650 i laboratori delle scuole, per una media di 7,8 per istituto. Di questi, l’82,5% è connesso in Rete in modalità cablata o wireless, il 43,6% è dotato di LIM e il 16,9% di proiettore interattivo.

Una stima generale, sommando le dotazioni di aule, laboratori e biblioteche scolastiche, indica in circa 1.300.000 unità le dotazioni tecnologiche a disposizione delle scuole (605.000 nei laboratori, 650.000 nelle classi e la cifra restante nelle biblioteche). Un sintetico dato del rapporto tecnologie/alunni ha registrato nell’ultimo anno un passaggio da una media nazionale di 1 device ogni 8,9 alunni ad una di 7,9: seppure il dato non consenta interpretazioni qualitative, si tratta di una dimostrazione che la penetrazione della scuola digitale è fatto concreto.

Sono questi i dati contenuti nell’Osservatorio tecnologico gestito dal MIUR e riferiti alle rilevazioni dell’anno scolastico 2014-2015.

AMMINISTRAZIONE DIGITALE

I dati della rilevazione 2014-2015 contenuti nell’Osservatorio Tecnologico mostrano un discreto avanzamento della dematerializzazione e digitalizzazione dei servizi delle istituzioni scolastiche. Il 99.3% delle istituzioni scolastiche ha un proprio sito web, il 58.3% utilizza forme di comunicazione scuola–famiglia online, il 69.2% utilizza una tipologia di registro elettronico di classe (non è attualmente disponibile un dato accurato di diffusione “per classe”), il 73.6% utilizza il registro elettronico del docente e infine il 16.5% utilizza forme di gestione centralizzata LMS (Learning Management Systems quali ad es. Moodle) per la didattica e i suoi contenuti.

La digitalizzazione amministrativa delle scuole è invece un processo più difficoltoso: un recente studio condotto dal MIUR mostra un livello di saturazione degli archivi cartacei delle scuole già all’80%; inoltre, il 68% non risulta avere un sistema informatico di gestione documentale, e almeno l’80% non possiede quello per la conservazione sostitutiva a norma di legge.

IDENTITÀ DIGITALE

L’articolo 1, comma 28, della legge n. 107 del 2015 (c.d. La Buona Scuola) ha introdotto l’obiettivo di associare il profilo dello studente a una identità digitale. Finora, il principale processo attraverso cui il MIUR ha associato un profilo digitale agli studenti è stata la Carta dello Studente, che al momento è una tessera nominativa attestante lo status di studente frequentante; ad essa è associato l’accesso dello studente ad un’area online, dotata di funzionalità per accedere a beni e servizi di varia natura e a politiche di diritto allo studio.

Sono 2.7 milioni le “Carte dello Studente” attive in circolazione (e 8 milioni quelle distribuite negli anni), sulle quali sono state attivate 47.000 convenzioni con partner pubblici e privati, 3.000 delle quali a carattere nazionale. Inoltre, 1 milione di studenti è registrato al portale IoStudio, per un totale di 370.000 accessi alla settimana.

CONTENUTI DIGITALI

La Banca Dati delle adozioni dei libri di testo per l’a.s. 2015/2016 delinea uno scenario di adozioni digitali ancora piuttosto limitato. Le tre tipologie di adozione (previste dal DM 781/2013), sono così ripartite: nella secondaria di II grado il 35% adotta il libro prevalentemente cartaceo con contenuti digitali integrativi, il 63,9% anche il libro digitale e l’1,1% solo materiali digitali, mentre nella secondaria di primo grado le percentuali sono rispettivamente 33,2%, 66,1%, 0,7%.

Il dato ufficiale di altre formule di adozione e utilizzo di contenuti, comprendendo quindi anche l’autoproduzione, invece, si attesta al 2% per il II grado e all’1% per il primo.

COMPETENZE DEGLI STUDENTI

Quanto alle competenze degli studenti, l’Italia è 25ma in Europa per numero di utenti Internet (59%) e 23ma per competenze digitali di base (47%). Questo divario è visibile anche nel caso delle competenze specialistiche sull’ICT (Italia 17ma) e nel numero di laureati in discipline Scientifiche o Tecnologiche (STEM), per cui l’Italia è 22ma, con 13 cittadini ogni 1.000.

Quanto agli studenti, dicono i recenti dati OCSE, ogni quindicenne italiano usa il computer in classe 19 minuti al giorno, contro una media Ocse di 25 minuti e picchi in Grecia (42 minuti) e Australia (52).

I test OCSE-PISA, invece, mostrano risultati sufficienti per quanto riguarda il problem-solving (510 a fronte di una media OCSE di 500), ma deficitari per quanto riguarda le competenze in matematica (485 rispetto ad una media di 494) e scienze (494 rispetto ad una media di 501). Va registrata, però, una crescita media tra il 2002 e il 2013 per il complessivo risultato italiano.

DIGITALE, IMPRENDITORIALITÀ E LAVORO

La recente comunicazione della Commissione UE sul “Digital Single Market” documenta che la domanda di lavoratori con “adeguate competenze digitali” cresce del 4% all’anno in tutta Europa e potrebbe raggiungere 825.000 lavori non coperti entro il 2020 se non saranno sviluppate azioni concrete.

FORMAZIONE DEI DOCENTI

I dati dell’indagine OCSE TALIS 2013 vedono l’Italia al primo posto per necessità di formazione ICT dei propri docenti: almeno il 36% ha infatti dichiarato di non essere sufficientemente preparato per la didattica digitale, a fronte di una media del 17%. L’Italia è inoltre il primo Paese dell’OCSE, con distanza rispetto agli altri, per percentuale di docenti oltre i 50 anni – il 62%, rispetto a una media OCSE del 35% nella scuola secondaria (Fonte: OECD Education at a glance, 2014). Dato che cambierà in meglio con le assunzioni previste da La Buona Scuola, ma sempre particolarmente elevato.

IN GENERALE

Il Digital Economy Index vede l’Italia al 25mo posto su 28, con debolezze strutturali in ambito connettività e capitale umano. Si tratta di un tema che ha, da una parte, un forte impatto sulla crescita della scuola digitale, ma, dall’altra, vede grandi possibilità di stimolo.

L’economia (strettamente) digitale nell’ultimo anno ha rappresentato il 2,54% dell’occupazione totale in Italia, e il 3,72% del Pil (fonte OCSE). Il primo dato appare sostanzialmente in linea con la media Ocse (2,85%). Il secondo dato, al contrario, è nettamente inferiore alla media Ocse (5,5%) e continua a rivelare un progressivo calo nel periodo degli ultimi quindici anni (4,2% del valore aggiunto totale nel 2000, 4,13% nel 2007).

Anche alla luce di questo contesto, è evidente che si rende necessario un approccio più sistematico, a fronte di due problemi fondamentali: un processo di diffusione della scuola digitale che negli ultimi anni è stato piuttosto lento, e azioni spesso non incisive e non complessive, pur se in linea con gli obiettivi posti a livello europeo.

Anche in considerazione degli investimenti previsti dalla Buona Scuola, è tempo di investire in un disegno organico di innovazione delle scuole italiane, con programmi e azioni coerenti che comprendano l’accesso, gli ambienti di apprendimento, i dispositivi, le piattaforme, l’amministrazione digitale, la ricerca, la formazione e ovviamente la didattica, la metodologia e le competenze.

Infatti, come sottolineato nel rapporto OCSE, ma soprattutto come emerge dalla osservazione dei mutamenti sociali ed economici a cui assistiamo quotidianamente, è necessario tener conto di ulteriori bisogni se si vuole una nuova e più realistica prospettiva per l’innovazione della scuola.

 

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