Le esperienze attivate dal MIUR con finanziamenti e indirizzi normativi, a partire dal 2009, attraverso le azioni illustrate nel capitolo 2.1 sono un patrimonio di competenze, strumenti e modelli da non perdere.

Non solo perché frutto di investimenti significativi del MIUR, ma anche e perché in molti casi hanno prodotto e propagato sul territorio modelli di replicabilità e sostenibilità importanti nell’esperienza quotidiana delle scuole.

Non vanno dimenticati inoltre nella narrazione del nostro “movimento digitale” quei singoli docenti e intere scuole (tra le quali, numerose provenienti dall’esperienza di Classi 2.0 e Scuole 2.0) che hanno partecipato in questi anni ai progetti su metodologie innovative per la didattica e la trasformazione degli spazi di apprendimento proposte da European Schoolnet. I progetti E-twinning (https://www.etwinning.net/it/pub/index.htm), Creative Classroom Lab (http://creative.eun.org/), Living Schools Lab (http://lsl.eun.org/), Itec (http://itec.eun.org/), Sennet (http://sennet.eun.org/) e Scientix (http://www.scientix.eu) sono state palestre di innovazione sui temi più avanzati del digitale a scuola (su temi quali spazi, scenari didattici, inclusione, collaborazione, cultura scientifica) i cui modelli e la loro messa a sistema sono utili per una diffusione più ampia delle pratiche. European schoolnet ha raccolto i modelli emersi da quei progetti in una piattaforma MOOC a disposizione dei docenti europei (si veda: http://www.europeanschoolnetacademy.eu/).

Da queste esperienze, INDIRE ha accompagnato la nascita della rete italiana di Avanguardie educative (http://avanguardieeducative.indire.it/) che mira a codificare e sistematizzare il patrimonio di innovazione didattica e metodologico sperimentato nelle scuole che aderiscono.

Ma la “Buona Scuola digitale” non è fatta di sole reti beneficiarie di finanziamenti MIUR o INDIRE. Sappiamo bene che ciò che avviene al di fuori dei canali istituzionali, o comunque senza alcun “indirizzamento”, è altrettanto interessante. E dall’altissimo valore, proprio perché frutto di humus innovativo vero, e spesso già sulla via della codifica. Sono le reti, formali e informali, costituite da fondazioni o associazioni, reti di scuole o semplicemente comunità di pratiche, online e offline, che costituiscono un vero “movimento digitale”.

Stiamo attivando un processo di “emersione” delle reti, delle scuole e degli attori extra-scolastici che spontaneamente hanno avviato processi di innovazione digitale attraverso esperienze, modelli e formazioni che hanno animato in questi anni un vero e proprio movimento di innovazione “dal basso”.

L’obiettivo è conoscere il movimento nel suo complesso e, anche insieme al contributo degli attori territoriali (Regioni, Comuni, USR), renderlo parte dei processi istituzionali e ascoltare efficacemente il loro indirizzo complessivo sulle aree di interesse per non disperdere le risorse e le competenze.

 

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