La visione di Educazione nell’era digitale che abbiamo descritto nel Capitolo 1 è il cuore del Piano Nazionale Scuola Digitale: un percorso condiviso di innovazione culturale, organizzativa, sociale e istituzionale che vuole dare nuova energia, nuove connessioni, nuove capacità alla scuola italiana. In questa visione, il “digitale” è strumento abilitante, connettore e volano di cambiamento.

Occorre quindi che gli sforzi di digitalizzazione siano canalizzati all’interno di un’idea di innovazione, di scuola non più unicamente trasmissiva, e di scuola aperta e inclusiva in una società che cambia.

Raccontare lo “stato dell’arte” non è mai sufficiente. Occorre indicare dove vogliamo arrivare, e sulla base di quali motivazioni e ambizioni.

A partire dalla mappatura, nel capitolo precedente, delle progettualità già avviate e delle potenzialità esistenti, abbiamo scelto di organizzare il Piano in 4 passaggi fondamentali: (i) strumenti, (ii) competenze, contenuti, (iii) formazione, (iv) accompagnamento. Per ognuno abbiamo identificato obiettivi “critici”, ma raggiungibili, collegati ad azioni specifiche in grado di consentire un miglioramento complessivo di tutto il sistema scolastico. Per un cambio di passo visibile.

Abbiamo definito il primo passaggio della strategia “Strumenti”. Intendiamo tutte le condizioni che abilitano le opportunità della società dell’informazione, e mettono le scuole nelle condizioni di praticarle. Sono le condizioni di accesso, la qualità degli spazi e degli ambienti, l’identità digitale e l’amministrazione digitale. A partire da alcune consapevolezze di fondo.

L’utilizzo di una nuova “cassetta degli attrezzi” non basta. Come già indicato nelle premesse, l’obiettivo è migliorare la scuola, e il compito principale della scuola è fare buona didattica, con l’aiuto di buoni contenuti, rafforzare le competenze e gli apprendimenti degli studenti.

Didattica, contenuti e competenze sono gli altri tasselli fondamentali di questo Piano.

Invertiamo l’ordine, volutamente. perché il punto di partenza non può essere ripartire da ciò che abbiamo fatto finora. Serve identificare nuove traiettorie, guardando alle pressanti richieste del presente in termini di competenze, ma soprattutto interpretando quelle del futuro.

Allo stesso tempo, anche la formazione del personale, orientata all’innovazione didattica e aperta a quella organizzativa, sarà cruciale per fare uno scatto in avanti.

ACCESSO

La sfida dell’educazione nell’era digitale parte dall’accesso. Senza condizioni veramente abilitanti, ogni idea di innovazione didattica attraverso le tecnologie digitali, e ogni desiderio di gestione efficiente della vita scolastica, diventa impraticabile, o comunque estremamente faticoso. Un costo all’ingresso che scoraggia molti, non tutti, e che deve essere abbattuto da una vera politica che coinvolga tutto il Governo. Le esigenze sono molto concrete: servono fibra ottica, connettività e cablaggio interno in ogni scuola, e servono azioni concrete per portarle. Letteralmente, investimenti e sinergia tra le parti istituzionali.

SPAZI E AMBIENTI PER L’APPRENDIMENTO

La sfida dell’educazione nell’era digitale non può più essere una mera funzione della quantità di tecnologie disponibili; piuttosto, essa deve coniugare la crescente disponibilità di tecnologie e competenze abilitanti, la rapida obsolescenza tecnologica, e le nuove esigenze della didattica. Comprendere questa relazione significa aiutare la scuola ad acquisire soluzioni digitali che facilitino ambienti propedeutici agli apprendimenti attivi e laboratoriali, nonché per quelli costruttivisti o per progetto. L’educazione nell’era digitale non deve porre al centro la tecnologia, ma i nuovi modelli di interazione didattica che la utilizzano.

Tutti gli spazi della scuola, e oltre, devono essere allineati a questa visione di cambiamento. Per lungo tempo, e per ragioni strutturali ancora adesso, gli spazi della didattica sono stati subìti, ereditati da tempi in cui metodologie e necessità erano di altra natura. In un regime di risorse contenute, gli interventi ad essi associati sono stati prevalentemente di tipo conservativo. Occorre invece che l’idea di spazi, a partire dagli interventi a favore dell’edilizia scolastica, e includendo un riconfigurazione funzionale degli ambienti per l’apprendimento, vadano nella direzione di una visione sostenibile, collaborativa e aperta di scuola. In cui didattica e progettualità possano avvenire ovunque, in cui spazi comuni e ambienti collaborativi giocano un ruolo centrale. A questo si deve accompagnare un’idea nuova di potenziamento e rivisitazione dei laboratori scolastici, con l’obiettivo di renderli ambienti associati all’innovazione e alla creatività digitale nella scuola primaria e nella scuola secondaria di primo grado, e che aggiornino la dimensione professionalizzante e caratterizzante delle scuole superiori in chiave digitale.

AMMINISTRAZIONE DIGITALE

La vita digitale della scuola, come per una amministrazione pubblica di dimensioni simili, passa da una migliore gestione dell’organizzazione scolastica, e dal rafforzamento di servizi digitali innovativi che la scuola offre al territorio, alle famiglie, agli studenti, al proprio personale, o anche dalla maggiore collaborazione con altre scuole. Occorre investire in maniera mirata per superare la frammentazione della situazione corrente per raggiungere due risultati: migliorare il lavoro di chi fa l’amministrazione scolastica ogni giorno, e migliorare sostanzialmente i servizi digitali delle scuole – a partire dal registro elettronico. Le due cose sono necessariamente collegate, ed è per questo che il primo passo deve essere fatto dal MIUR: creare le giuste condizioni di lavoro, combinando efficacemente interventi dal centro e a scuola, è prerogativa fondamentale per offrire servizi migliori.

IDENTITÀ DIGITALE

Dare un profilo digitale ad ogni persona della scuola non significa solo consentire l’accesso ai servizi digitali del MIUR e delle istituzioni decentrate, cosa in buona parte già possibile. Significa, invece, realizzare un sistema per cui l’accesso al web, ai contenuti e ai servizi diventi unico, semplice, sicuro, sostenibile e, dove possibile, federato con il concorso degli enti locali, in coerenza con le politiche del Governo sull’identità digitale. E soprattutto che sia finalizzato, favorendo la costruzione da parte delle istituzioni, delle scuole e del mercato, di servizi veramente efficienti, per la didattica come per la cittadinanza digitale. L’identità digitale diventa così il modo per rendere più semplice, immediato ed abilitante l’impiego di dispositivi e contenuti, più agile la gestione degli spazi di apprendimento, più sicura l’identità degli studenti (in larga maggioranza minorenni), più diffusa ed aperta al territorio l’educazione stessa.

COMPETENZE DEGLI STUDENTI

Definire le competenze di cui i nostri studenti hanno bisogno è una sfida ben più ampia e strutturata di quella che il sentire comune sintetizza nell’uso critico della Rete, o nell’informatica. Dobbiamo affrontarla partendo da un’idea di competenze allineata al ventunesimo secolo: fatta di nuove alfabetizzazioni, ma anche e soprattutto di competenze trasversali e di attitudini da sviluppare. In particolare, occorre rafforzare le competenze relative alla comprensione e alla produzione di contenuti complessi e articolati anche all’interno dell’universo comunicativo digitale, nel quale a volte prevalgono granularità e frammentazione. Proprio per questo è essenziale lavorare sull’alfabetizzazione informativa e digitale (information literacy e digital literacy), che mettono al centro il ruolo dell’informazione e dei dati nello sviluppo di una società interconnessa basata sulle conoscenze e l’informazione. È in questo contesto che occorre guardare alle sfide rappresentate dal rapporto fra pubblico e privato, dal rapporto tra creatività digitale e artigianato, e tra imprenditorialità digitale, manifattura e lavoro. Ed è ancora in questo contesto che va collocata l’introduzione al pensiero logico e computazionale e la familiarizzazione con gli aspetti operativi delle tecnologie informatiche. In questo paradigma, gli studenti devono essere utenti consapevoli di ambienti e strumenti digitali, ma anche produttori, creatori, progettisti. E i docenti, dalla loro parte e in particolare per quanto riguarda le competenze digitali, dovranno essere messi nelle giuste condizioni per agire come facilitatore di percorsi didattici innovativi basati su contenuti più familiari per i loro studenti.

DIGITALE, IMPRENDITORIALITÀ E LAVORO

Non sarebbe giusto ridurre il rapporto tra competenze digitali e carriera ad un fascio di percorsi specialistici affini all’informatica. Il mondo del lavoro, e la società in generale, richiedono con sempre maggior vigore competenze cosiddette “trasversali”, come il problem solving, il pensiero laterale e la capacità di apprendere. In questo, il digitale offre un traino fondamentale.

Le opportunità dell’autoimprenditorialità nell’era digitale (con le loro necessità formative), sono un modo notevole per sviluppare competenze attraverso la pratica e, contemporaneamente, produrre soluzioni di impatto. A questo è fondamentale aggiungere la consapevolezza che occorre riavvicinare i ragazzi alle carriere scientifiche in ambito STEAM (acronimo di science, technology, engineering, arts, and mathematics), con una attenzione particolare al divario di genere.

CONTENUTI DIGITALI

Governare e valorizzare la produzione e distribuzione di conoscenza, nonché la creatività digitale, è la sfida che la Rete pone al nostro tempo. La scuola ne è al centro e non può essere lasciata da sola nella ricerca di una mediazione tra la necessaria garanzia di qualità dei materiali didattici digitali e l’altrettanto necessaria promozione della produzione collaborativa e della condivisione di contenuti. Serve una azione di indirizzo da parte del MIUR – capace di dare alle scuole gli strumenti e la consapevolezza per gestire questa relazione, anche promuovendo l’autoproduzione virtuosa – e serve creare le condizioni giuste, tecniche e di accesso, per cui i contenuti digitali, nella loro crescente varietà e creatività, passino da eccezione a regola nella scuola.

LA FORMAZIONE DEL PERSONALE

Il personale della scuola deve essere equipaggiato per tutti i cambiamenti richiesti dalla modernità, e deve essere messo nelle condizioni di vivere e non subire l’innovazione. La formazione dei docenti deve essere centrata sull’innovazione didattica, tenendo conto delle tecnologie digitali come sostegno per la realizzazione dei nuovi paradigmi educativi e la progettazione operativa di attività. Dobbiamo passare dalla scuola della trasmissione a quella dell’apprendimento.

Dobbiamo raggiungere tutti i docenti di ogni ordine, grado e disciplina, e non solo i singoli innovatori naturali che emergono spesso anche senza il bisogno del MIUR. Occorre quindi vincere la sfida dell’accompagnamento di tutti i docenti nei nuovi paradigmi metodologici. I contributi dei docenti più innovatori servono invece a creare gli standard attraverso cui organizzare la formazione e, attraverso risorse certe e importanti, renderla capillare su tutto il territorio. Occorre infine riconoscere il ruolo di stimolo che deve essere proprio dei dirigenti scolastici e includere nelle azioni anche il resto del personale scolastico, troppo spesso non sufficientemente considerato nei piani di formazione, offrendo anche al personale non docente i necessari elementi per comprendere tutta la visione, e non solo la sua declinazione amministrativa.

Infine, serve legare tutto questo ad una dimensione internazionale, per dare al personale della scuola la possibilità di tenersi costantemente allineato alle migliori esperienze nel mondo.

Leggere la scuola nell’era digitale significa capire la profondità dei processi di innovazione organizzativa che la sottendono. La sfida della digitalizzazione è in realtà la sfida dell’innovazione, e questa deve rispondere alle domande legate alla necessità di propagare l’innovazione all’interno di un’organizzazione complessa come un istituto scolastico. Abbiamo così costruito una strategia di accompagnamento e monitoraggio del Piano, a cui abbiamo deciso di dedicare un intero capitolo.

Per fare tutto questo servono investimenti importanti. Ogni azione, ove necessario, fa riferimento puntuale alle risorse messe in campo, e all’impatto che ci aspettiamo di raggiungere. Questo Piano ha lo scopo di concentrare gli investimenti verso un grande obiettivo, combinando indirizzo politico e riflessione di policy, per ottenere un impatto significativo. Una sezione dedicata del Piano mostrerà una mappatura strutturata delle risorse finanziarie a disposizione.

Infine, questo Piano si propone di essere ampio e comprensivo, ma potrebbe non esaurire le azioni ed i temi affrontati. Ciò che non è stato compreso in questa prima versione potrà invece essere considerato in successive revisioni annuali, anche attraverso ulteriori finanziamenti o un aggiornamento nell’impiego delle risorse ancora non vincolate.

 

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